Area Scuba

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Nella mia collezione ho due D.C.P. analogici che funzionano a pastiglia di ceramica, ma non so altro , vorrei sapere cosa implica il funzionamento a " pastiglia di ceramica"
Grazie.

Domanda posta da CARTA MANTIGLIA VITTORIO il 21/04/2020

RISPOSTA DEL CONSULENTE

Risposta:

Lo schema di funzionamento del decompressimetro DCP SOS è illustrato nelle quattro figure qui sotto, purtroppo con il testo in Inglese.
I componenti principali dello strumento sono mostrati nella figura 1.
Il setto di ceramica è inserito tra due camere presenti all'interno dello strumento, entrambe contenenti aria: una camera flessibile collegata con l'ambiente esterno e che si trova sempre alla pressione ambiente e una camera rigida all'interno della quale è inserito il meccanismo di misura della pressione (nel caso del modello DCP un indicatore a tubo di Bourdon).
Il setto di ceramica si comporta come una barriera semipermeabile al passaggio di gas e cioé una sorta di ostacolo il superamento del quale è funzione della differenza di pressione esistente tra le due camere e del tempo. Ottimizzando le caratteristiche del setto come velocità di passaggio del gas (praticamente lavorando sulla dimensione delle microporosità interne e sullo spessore) si può ottenere un sistema che simula la legge di assorbimento dell'azoto da parte dei tessuti corporei umani. Per il DCP in particolare, considerando che lo strumento lavora con un singolo setto di ceramica, si prende in considerazione un tessuto "medio" che dovrebbe rappresentare in maniera approssimativa il meccanismo di assorbimento e di rilascio dell'azoto da parte del corpo umano.
Durante la fase di discesa la pressione nella camera flessibile dello strumento è maggiore di quella esistente nella camera rigida e pertanto l'aria si sposta, con la velocità ridotta di cui abbiamo parlato prima, dal primo al secondo attraversto il setto e l'indicatore si muove verso la zona rossa. Questo processo è illustrato nella figura 2.
Durante la fase di risalita il meccanismo di passaggio dell'aria tra le due camere si inverte in quanto la pressione nella camera elastica si troverà a valori inferiori rispetto a quella esistente nella camera rigida. Questa fase è ben illustrata nella figura 3
Naturalmente il funzionamento dello strumento, essendo basato su un modello a singolo tessuto, non avrebbe potuto simulare esattamente ciò che avviene nella realtà e le indicazioni delle tabelle di immersione più diffuse all'epoca. Ed infatti le letture dello strumento erano più o meno conservative rispetto alle tabelle in base alla profondità d'immersione. Tale prestazioni sono illustrate nella tabella in figura 4.

Risposta di Maurizio Baldinucci, 22 aprile 2020

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Sento parlare e vedo spesso immersioni profonde con il "Rebreather! visto che l'elettronica è entrata prepotentemente in questo dispositivo, vorrei sapere la funzione della medesima sul dispositivo.
Grazie

 

Domanda posta da Vittorio Carta Mantiglia il 14/04/2020

RISPOSTA DEL CONSULENTE

L'elettronica è impiegata in particolare nei cosiddetti ECCR (Electronic Closed Circuit Rebreathers) che rappresentano una categoria specifica di rebreather che potremmo definire anche come dispositivi a miscele a controllo elettrochimico con automatismo elettronico.
In questo tipo di rebreather, che utilizza di solito due bombole (una di ossigeno puro ed una di “diluente”, ovvero una miscela di gas che può essere anche aria) il gas contenuto nella bombola di diluente serve solo come “volume da respirare”, mentre man mano che l’ossigeno viene consumato, vi è una immissione automatica di quest’ultimo gas nel circuito respiratorio attraverso un sistema elettronico. La centralina elettronica di questo sistema, che utilizza dei sensori di tipo elettrochimico in grado di “leggere” la percentuale di ossigeno presente nella miscela, provvede ad azionare automaticamente un’elettrovalvola (detta in gergo solenoide) quando questa percentuale scende sotto un valore predeterminato (detto set-point). Questa elettrovalvola lascia entrare una parte di ossigeno dalla bombola che lo contiene fino a ripristinare la percentuale di ossigeno desiderata. Naturalmente questa è la funzione primaria dell'elettronica che, nei modelli più moderni e sofisticati, ha anche parecchi funzioni aggiuntive (es. alimentazione e gestione sensori CO2, ecc.).
Vista la criticità dell'apparecchio in termini di sicurezza per l'utilizzatore, il complesso centraline elettroniche e sensori è debitamente ridondato in modo da continuare a funzionare anche in caso di singole avarie o malfunzionamenti a livello di componenti del sistema.
Peculiarità di detti apparecchi, oltre al costo elevato, è il fatto che richiedono uno specifico addestramento.

Risposta di Maurizio Baldinucci del 14 aprile 2020

 

Come si puo' datare la successione dei vari modelli e le differenze sostanziali tra il mistral della Spirotechnique e quelli che escono con il marchio Spiro Sub con i diversi boccagli  e diversi sistemi di scarico nella " camera umida?" Grazie

Domanda posta da Luigi Zagati il 09/04/2020

RISPOSTA DEL CONSULENTE

La vendita in Italia del Mistral Spiro-Sub copre un arco temporale molto ristretto e cioè dal 1959, anno in cui fu perfezionato l'accordo tra la Cressi e La Spirotechnique e fu creato il marchio Spiro-Sub, e il 1961. L'anno successivo, il 1962, l'accordo di licenza fu affidato alla neonata Technisub di Ferraro che distribuì il Mistral con il marchio e nelle configurazioni standard dell'azienda francese.
Durante il primo anno, il 1959, gli erogatori vennero assemblati in Francia con materiali di produzione La Spirotechnique, compresa la speciale targhetta con marchio Spiro-Sub, la valvola di scarico a becco d'anatra e i boccagli, sia nella versione standard a T senza valvole Acquastop che nella versione con snorkel e commutatore immersione/superficie, versione fortemente richiesta in Italia dai cacciatori subacquei, così come sperimentato con la Salvas in precedenza. Ricordiamo che la Salvas aveva goduto dei precedenti accordi di distribuzione con La Spirotechnique dal 1953 al 1958.
A partire dall'anno successivo, il 1960, gli erogatori vennero montati in Italia dove arrivavano i pezzi sciolti dalla Francia, tranne appunto i boccagli e la speciale valvola di scarico, che erano stati prodotti nel frattempo in Italia da Cressi/Spiro-Sub.

                                                                                           Risposta data da Maurizio Baldinucci  l' 11.4.2020 

 

Il mio quesito non è inerente una specifica attrezzatura bensì desideravo conoscere, se possibile, qualcosa in merito alle Aziende "Spiro Sub" e "Aer Sub" .
Avresti qualche notizia in merito?
Grazie per la cortese attenzione.
Stefano Berutti 

 

Domanda posta da Stefano Berutti il 07/04/2020

RISPOSTA DEL CONSULENTE

Spiro-Sub e Aer-Sub furono due marchi creati e gestiti dalla Cressi e concepiti in modo specifico per la distribuzione e la vendita di attrezzature subacquee prodotte da altri.
In particolare, la Spiro-Sub fu creata nel 1959 principalmente per la distribuzione e la vendita dei prodotti dell'azienda francese La Spirotechnique ed in particolare del nuovo autorespiratore "Mistral", brevetto Cousteau-Gagnan.
Quando nel 1962 La Spirotechnique rescisse l'accordo di distribuzione con Cressi per affidarlo alla neonata Technisub della Medaglia d'Oro al Valor Militare Prof. Luigi Ferraro, il marchio "Spiro-Sub" fu sostituito da "Aer-Sub" che iniziò la distribuzione anche degli autorespiratori Scubapro.
Il marchio Aer-Sub non fu poi più utilizzato quando Cressi, qualche anno dopo (1965), fu in grado di offrire al mercato una gamma completa di prodotti di produzione propria.

                                                                                                                                         risposta pubblicata da Maurizio Baldinucci  il 10/04/2020 

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Buongiorno, volevo chiedere delle informazioni riguardo il funzionamento del Decompressimetro DCM a 4 tessuti  grazie mille saluti 

Fabio

Domanda posta da delise fabio il 11/03/2020

RISPOSTA DEL CONSULENTE

Buongiorno,

Do per scontato che si conosca il principio di funzionamento del modello base di decompressimetro DCP ad un singolo tessuto. Nel caso che questo non sia noto fatemelo sapere in modo che io possa integrare anche questo elemento in una comunicazione successiva.

Il modello DCM è stato senz'altro la variante più complessa e costosa dei vari modelli sviluppati dall'Ing. Alinari della SOS di Torino. In questo caso, i tessuti considerati dallo strumento sono addirittura 4 con emitempi di 10, 20, 40 e 80 minuti. Gli obblighi decompressivi per i 4 tessuti vengono indicati da un apposito indice che si muove rispetto ad una scala lineare a doppio colore giallo e rosso con l'indicazione delle quote per le soste di decompressione. Naturalmente per questo apparecchio, a differenza di quanto succede per un moderno computer subacqueo digitale, il sub deve controllare tutte e 4 le scale e gestire la fase di risalita sulla base degli obblighi decompressivi più severi tra le 4 scale. Ciò significa che se, per esempio le scale del tessuto n° 1, n°2 e n° 4 indicano che non c'è obbligo di sosta di decompressione ma la scala n° 3 ha l'indicatore sull'area rossa contrassegnata dal numero 3, vuol dire che dovrò effettuare una sosta di decompressione a 3 metri finché l'indicatore non rientra nella zona gialla.

L'altra funzione che è stata aggiunta a questo modello, così come già proposta per altri modelli a singolo tessuto, è quella dell'intervallo di superficie e della severità dell'immersione precedente. Queste funzioni sono gestite dalle piccole manopole circolari poste all'inizio delle scale lineari delle soste di decompressione. Agendo sulle manopole si può impostare l'intervallo di superficie o la severità dell'immersione precedente (con 4 posizioni distinte). Questa azione muove la scala delle soste di decompressione in modo da allontanarle dall'indice quanto più lunga è stata la sosta di decompressione o quanto più leggera è stata l'immersione precedente. Questa azione anticipa o posticipa l'ingresso dell'indice nella zona rossa a seconda di quanto azoto sia stato smaltito tra le due immersioni.

Vista la complessità dello strumento, le dimensioni ed il costo elevato, questo decompressimetro fu venduto in pochissimi esemplari e per questa ragione è molto raro tra i collezionisti.

Saluti

                                                             Risposta pubblicata da Maurizio Baldinucci 11/03/2020

In un articolo di Maurizio Baldinucci sulla storia dell'erogatore a singolo tubo, presente sul sito < www.blutimescubahistory.com>, è illustrato l'erogatore Hydro-Pack della Scott Aviation. Potete chiarirmi lo scopo e il funzionamento del tubo di collegamento tra il secondo stadio sul lato destro e la valvola di scarico a sinistra?
Grazie

Domanda posta da L.F. il 14/03/2019

RISPOSTA DEL CONSULENTE

Il tubicino in questione, mostrato in dettaglio nelle foto in allegato che descrivono gli elementi principali di questo erogatore, serviva per equalizzare le pressioni tra secondo stadio, posto sul lato sinistro della maschera, e valvola di scarico, montata sul lato destro di questa. Questo accorgimento impediva che la valvola di scarico si aprisse spontaneamente, generando fastidiose auto-erogazioni, quando l'assetto e la posizione della testa del subacqueo poneva tale valvola più in alto della posizione del secondo stadio.

Risposta pubblicata da Maurizio Baldinucci il 14/03/2019