Area Palombari

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Alcuni mesi fa mi sono recato presso il Museo del Sacrario Militare Redipuglia dove ho avuto modo di vedere esposta una pompa da palombaro della quale allego una foto da me scattata nella circostanza.
Non vi erano riportati dati o indicazioni e l'addetto al Museo, da me interpellato, mi accennò genericamente della presunta provenienza spezzina .
Rammento di aver letto che, al termine della 1 guerra mondiale, operò nel porto di Trieste un ditta spezzina di lavori subacquei.
Ho pensato che forse (sempre che la pompa non sia stata eventualmente già in uso alla Regia Marina), potesse esservi qualche attinenza o collegamento con la ditta che operò all'epoca in Trieste.
Potrebbe essere questa un'ipotesi plausibile? E' possibile avere qualche notizia in merito alla pompa?
Ringrazio per la cortese attenzione
Stefano Berutti 

 

Domanda posta da Stefano Berutti il 30/03/2020

RISPOSTA DEL CONSULENTE

Il quesito che mi pone, di cui la ringrazio, è molto interessante. Pur non essendo agevole analizzare un'attrezzatura da palombaro attraverso fotografie, senza visionarne da vicino i dettagli che spesso si rivelano utilissimi ai fini dell'indagine, cercherò di rispondere alle diverse problematiche collegate alla sua domanda.
Va considerato in via preliminare che tali attrezzature erano strumenti di lavoro, come tali soggette a usura e a frequenti riparazioni, e di conseguenza quelle che si rinvengono oggi, anche nel mercato collezionistico, presentano spesso parti provenienti da produttori diversi o sono incomplete, come nel caso in esame.
La pompa del Museo di redipuglia presenta alcuni elementi distintivi che mi portano a pensare che si tratti del meccanismo di un apparecchio S.I.A.S., mancante della cassa originale in legno e di altri pezzi. Originariamente doveva essere simile a quella dell'immagine seguente

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fig. 1

 

 

In quest'ultima due targhette, la prima posizionata esternamente alla cassa tra i due manometri e la seconda posizionata all’interno del coperchio in legno, riportano la scritta: “MATERIALI PER PALOMBARI – S.I.A.S. – LA SPEZIA – SALVATAGGI E RICUPERI SUBACQUEI” (fig.2 e 3).

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fig. 2

 

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fig. 3

 

Sulla “S.I.A.S.”, purtroppo, non si hanno molte informazioni (e a proposito invito coloro che avessero documenti o materiali a contattarmi sul sito).
Non sappiamo con certezza quando la Società venga costituita. Di certo è attiva dopo il 1930, perché in quell'anno la città ligure assume il nome “La Spezia” indicato nella targhetta. Nella pubblicazione Angelo Belloni. Cinquant’anni di mare. Memorie 1900-1950 a cura di Achille Rastelli, Milano Mursia 2008, pp. 177-178, si legge: “Alle mie [di Belloni] continue proteste perché la marina si serviva di una ditta inglese, si rispose facendo trasformare la SIAS di La Spezia (Zannoni) che stava per Società Italiana Apparecchi Siebe Gorman, in SIAS, Società Italiana Apparecchi di Salvataggio, nella quale entrava, al posto della Siebe Gorman, la Pirelli, concessionaria della Siebe Gorman. Zannoni si impegnava a fabbricare il residuo dei 4.000 Davis [respiratori subacquei per la fuoriuscita dai sommergibili sommersi] in Italia, a Milano, anziché farli venire da Londra, ma i diritti percentuali partivano, egualmente per l’Inghilterra, nel 1935, quando la guerra d’Africa ci metteva più o meno contro gli inglesi.” Italo Zannoni era da tempo agente per l’Italia e le Colonie delle attrezzature da palombaro inglesi Siebe Gorman.
Non stupisce quindi che nelle pompe da palombaro S.I.A.S. più vecchie i manometri siano marcati “Siebe Gorman” (vedi foto seguente). Chiameremo queste pompe di “primo tipo” (fig. 4).
Durante il periodo autarchico, che consegue alle sanzioni deliberate nel 1935-36 dalla Società delle Nazioni per l'invasione italiana dell'Etiopia, iniziano a comparire pompe da palombaro di “secondo tipo”, con manometri marchiati “S.I.A.S. – La Spezia” e non più “Siebe Gorman” (fig.5).

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fig. 4

 

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fig. 5

 

Qui di seguito si riportano tre pagine (fig. 6-7-8) del catalogo MATERIALE PER PALOMBARI E PER LAVORI SUBACQUEI. SOCIETA’ ITALIANA APPARECCHI DI SALVATAGGIO “S.I.A.S.” ANONIMA CON SEDE IN MILANO. LA SPEZIA. Casella postale 144, purtroppo privo di data e di specifiche editoriali, relative alle pompe da palombaro a due cilindri.

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fig. 6

 

 

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fig. 7

 

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fig. 8

 

In esso sono presenti le pompe da palombaro S.I.A.S. di “primo tipo”, dove molti dettagli rimandano a quelle inglesi Siebe Gorman: non solo i manometri illustrati mostrano le lancette con la classica forma Siebe Gorman a “coda di rondine”, ma si può chiaramente notare l'elemento “ritorto”, stile Siebe Gorman, dell’albero motore. E’ questo dettaglio che, come illustrano le foto che seguono, ci porta a concludere che la pompa da palombaro del Museo del Sacrario Militare di Redipuglia una pompa da palombaro S.I.A.S. di “secondo tipo” (fig. 9 e 10).

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fig. 9

 

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fig. 10

 

Altra differenza importante tra le pompe da palombaro S.I.A.S. di “primo tipo” e le pompe da palombaro S.I.A.S. di “secondo tipo” si rinviene nelle matricole.

Le pompe da palombaro di “primo tipo” hanno matricole Siebe Gorman uguali a quelle delle immagini che seguono (in questo caso la matricola è “6.360”) (fig. 11 e 12)

 

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fig. 11

 

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fig. 12

 

Le pompe da palombaro di “secondo tipo”, invece, presentano matricole S.I.A.S. differenti (fig. 13 -14).

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fig. 13

 

La numerazione di serie della pompa del Museo, come si nota nel particolare della foto a noi inviata (vedi sotto), rafforza la conclusione che essa sia una S.I.A.S. di “secondo tipo” (fig.15).
Qui manca la scritta S.I.A.S. sotto la matricola, che presenta una numerazione alta, “257”, rispetto alla pompa precedente con matricola “SIAS 112”.
Un'altra caratteristica della pompa, certamente originale, ci porta a ritenere probabile la provenienza dalla ditta S.I.A.S. pur in assenza del marchio ad essa corrispondente.
L'elemento inconfondibile è la forma del canale del “troppo pieno” della vasca di raffreddamento dei pistoni (funzionamento uguale allo scarico superiore che non permette all’acqua del lavandino, una volta pieno, di spandere a terra a rubinetto ancora aperto, ma di venir convogliata nello scarico), presente sulle pompe da palombaro S.I.A.S.. Esso è stato evidenziato nelle due foto che seguonotwo photos (fig. 16-17).

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fig. 14

 

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fig. 15

 

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fig. 16

 

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fig. 17

 

La stessa tipologia di canale di scarico del “troppo pieno” si può notare anche nella pompa del Museo, come visibile in fig. 18.

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fig. 18

 

Per completezza si riporta una foto di dettaglio del canale di scarico del “troppo pieno” nelle pompe italiane SALVAS (Società Anonima Lavorazioni Varie e Apparecchi di Salvataggio) (fig. 20) e quello di una pompa Siebe Gorman (fig.19).

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fig. 19

 

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fig. 20

 

Infine alcune riflessioni sulla “ditta spezzina di lavori subacquei”.
Credo che l'impresa civile spezzina di lavori subacquei alla quale si debba fare riferimento, per la sua importanza, sia la “Società Anonima Fratelli Serra” di proprietà dei palombari Fortunato, Giacomo e Antonio, figli di Giovanni, un palombaro d'origine sarda.
Ulderico Tegani, a pagina 132 del libro Viaggi nel Mondo sommerso (Avventure di palombari) edito da A. Mondadori – Editore nel 1931, scrive che “non si può parlare di palombari Italiani senza parlare dei fratelli Serra”, “in questo nome, volere o no, si riassumeva e si riassume ancora, per i più, tutta la classe dei lavoratori subacquei, con tutto il significato che le compete d’una accolta di valorosi. Era, insomma, ed è, un nome rappresentativo, un nome prestigioso, in cui si compendia e s’identifica tutto un periodo di attività palombaristica, che da esso riceve luce e spendore.”
Francesco Fortunato Serra era nato a Genova nel 1846. Quando non aveva ancora raggiunto i vent'anni d'età dovette assumere la guida della famiglia e degli affari per l'improvvisa morte del padre, avvenuta durante il lavoro di recupero di una tartana naufragata a una profondità superiore ai 30 metri nel Golfo di Spezia.
Re Umberto nominò Cavalieri della Corona d’Italia i fratelli Serra dopo il loro contributo al salvataggio - realizzato con la "Impresa Genovese di Salvataggi Marittimi - della corazzata inglese Sultan, che si era incagliata tra gli scogli il 15 marzo del 1888 a 12 miglia da Malta e a duecento metri dall’isola di Comino, riportando gravissimi danni (salvataggio che successivamente, sul “Secolo XIX” del 9 settembre 1911, qualcuno volle attribuire alle ditte Fratelli Baghino e figli eoltre che all’impresa genovese).
Scomparsi Fortunato e Giacomo, Antonio continuò a tenere vivo il nome di famiglia portando a buon fine parecchie imprese memorabili, tra cui il salvataggio del transatlantico Sirio, naufragato nel 1905, e il duplice disincaglio dell’incrociatore San Giorgio nel 1911.
La ditta “Fratelli Serra” si occupò tra l’altro nell’anno 1922 – con l’aiuto dei Palombari Smobilitati – della demolizione subacquea della corazzata tedesca Viribus Unitis affondata nel 1918 alla profondità di 39 metri nelle acque di Pola dal Maggiore dal Maggiore del Genio Navale Raffaele Rossetti e dal Tenente Medico Raffaele Paolucci.
Antonio Serra morì a Livorno nel 1929.
Di seguito si riporta una foto del timbro originale della ditta “F.lli Serra” (fig. 21).

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fig. 21

 

Sulla base degli elementi storici finora noti sull'impresa spezzina del Fratelli Serra, sopra brevemente ricordati, non sembra che la pompa da palombaro del Museo, databile dopo il 1935, possa essere riferita a quella, non coincidendone i periodi d'attività.
Lo stato in cui si trova la pompa mi fanno pensare maggiormente all'utilizzo da parte di un palombaro privato, piuttosto che a quello di una ditta di lavori subacquei strutturata, alla Regia marina o alla successiva Marina Militare.                                                                                                                                        

Risposta data da Fabio Franceschetti il 30/03/2020

Vorrei sapere cosa si intende esattamente per Scafandro Autonomo, può rispondermi un esperto del settore Palombari?

Grazie

Domanda posta da FL il 27/01/2020

RISPOSTA DEL CONSULENTE

Il scafandro è autonomo quando l'apparato non è collegato alla superficie (del mare) da un tubo dell'aria o una corda, può muoversi liberamente ovunque. Esempio: ossigeno ARO, rebreather, bottiglie e regolatore. Questa è la definizione legale francese. Spero capisci Cordiali saluti

Risposta pubblicata da JP PASZULA il 07/05/2019